• Il Foglio di Villa Greppi

I Firlinfeu e la sperada… ma cosa sono?

di Elena Griffini



I Firlinfeu sono un gruppo folcloristico nato 150 anni fa in una corte di Olgiate Molgora. Sono conosciuti anche con il nome di “La Brianzola” e aiutano, con la loro attività, a conservare la tradizione folclorica della Brianza.

Il nome Firlinfeu indica lo strumento da loro suonato, conosciuto come flauto di Pan o Siringa.

Ne esistono di tre dimensioni: il più piccolo suona la melodia, quello medio fa il contrattempo e quello più grande, chiamato basso, tiene il ritmo.

I membri del gruppo vestono dei costumi che riprendono i tipici abiti della festa di domenica indossati dai contadini: essi assomigliano, per rendere l’idea, agli abiti che indossavano Renzo e Lucia, i protagonisti de “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

L’abito femminile ha una particolarità che non tutti conoscono: la raggiera o sperada, composta da spadine d’argento che fermavano l’acconciatura dei capelli delle ragazze.

Questa raggiera, nei tempi antichi, era una sorta di carta d’ identità di una donna. Quando da bambina diventava ragazza aveva diritto a non portare più le trecce sciolte, che venivano raccolte dietro la nuca con uno spillone.

Lo spillone, con all’estremità delle grosse “olivelle” le veniva regalato dai genitori e indicava che era “ragazza da marito”. Quando la ragazza si fidanzava, riceveva dall’amato un numero di spadine pari alla sua età, diventando così “promessa sposa”.

Una volta sposata, il marito le regalava altre spadine solo in occasioni speciali, come la nascita dei figli, per un totale di 45-47 spadine.

Il metallo più usato era l’argento o metalli argentati, ma ciò dipendeva dalla ricchezza della famiglia; le spadine potevano essere anche in legno o stagno.

Le donne, anche le più povere, tuttavia non rinunciavano alla loro sperada quale acconciatura da esibire con orgoglio, essendo il simbolo della considerazione in cui era tenuta dal marito e dall’agiatezza della famiglia.

(Fonte: “ In una corte di Olgiate 150 anni fa iniziavano a suonare i Firlifeu” a cura di Claudio Ponzoni)


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