• Il Foglio di Villa Greppi

COP26 e l’accordo “annacquato”

di Dafne Sanua

Lo scorso 14 novembre si è conclusa a Glasgow la discussione sulla questione del cambiamento climatico, dove erano presenti i rappresentanti di quasi 200 Paesi. Dopo due settimane di negoziati sul Glasgow Climate Pact si è giunti a un accordo giudicato da molti “annacquato”, poiché non rispetta le promesse fatte all’inizio delle due settimane. Gli obbiettivi dell’assemblea erano chiari: bisogna limitare a 1,5°C gradi il cambiamento climatico e ridurre di 45% le emissioni gas serra entro il 2030. Il primo dato è particolarmente preoccupante se si pensa che oggi abbiamo superato la temperatura di 1,1°C, e il numero non sembra abbassarsi. Infatti, secondo gli scienziati, la temperatura terrestre si alzerà di 2,4°C entro la fine del secolo, a meno che si consideri la questione seriamente e si corri ai ripari, cosa che la maggior parte degli Stati fino ad adesso non sta facendo.

Alla COP26 non erano presenti Xi Jinping (Cina), Bolsonaro (Brasile) e Putin (Russia), leader di alcuni degli Stati più dannosi al pianeta. Un altro Paese estremamente inquinante è l’India, la quale ha dichiarato che non parteciperà alla guaduale eliminazione dell’uso del carbone: il ministro dell’Ambiente indiano Bhupender Yadavha ha invece confermato l’apertura di 55 nuove miniere di carbone e l’ampliamento di 193 impianti estrattivi già esistenti nel Paese.

Si è anche discusso molto della finanza climatica, divisa in due punti. Nel 2009 erano stati promessi 100 miliardi di euro ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli nella transizione energetica. Ormai sono passati 11 anni e questa somma di denaro è ancora da recapitare. Il secondo punto tratta invece delle perdite e danni (loss and damage), cioè di quei risarcimenti ai Paesi meno sviluppati, ma anche più colpiti dalla crisi climatica. Questi soldi erano stati chiesti ai Paesi più ricchi, che non hanno ancora pagato.

Un’altra data da rispettare è quella del 2024, entro il quale i Paesi dovranno perfezionare il conteggio delle emissioni, affinché ci sia più trasparenza.

Nonostante si sia parlato di numerose tematiche riguardanti il cambiamento climatico, sono anche tante quelle che sono state ignorate. Per esempio l’accordo per fermare la deforestazione entro il 2030, l’arresto dell’uso dei combustibili fossili e la riduzione delle emissioni di metano. E mentre il primo ministro inglese Boris Johnson elogia l’accordo finale della COP26, Greta Thunberg disapprova, dicendo che quelle dell’assemblea erano tutte chiacchere, e che il lavoro vero continua fuori dalle stanze della COP26.

È così che si conclude la COP26, che iniziò come una promessa di porre un termine al cambiamento climatico e iniziare una nuova era per il mondo. Al suo posto siamo rimasti con un accordo che non è abbastanza per salvare il mondo, e la speranza che l’anno prossimo le cose cambieranno.



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