Quando la psicologia prevale sul thriller - recensione di "Io sono qui" di Angie Kim
- Il Foglio di Villa Greppi

- 1 ora fa
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di Ivan Serafini

“Io sono qui” di Angie Kim è un romanzo di pubblicato dalla casa editrice Heloola Books il 19 marzo 2025 in Italia. Questo bestseller del New York Times è la prima delle letture proposte dal Greppi Book club, il progetto per cui sia appassionati sia neofiti desiderosi di avvicinarsi al mondo della lettura possono scegliere tra i libri più disparati per discuterne apertamente insieme.
Il romanzo parla della scomparsa di Adam, il padre di Mia, che è la protagonista e voce narrante del romanzo. L’unico testimone dell’accaduto è il fratello più piccolo della ragazza, Eugene, che, però, non è capace di comunicare i dettagli alla famiglia per colpa della sindrome di Angelman, da cui è affetto. Nel corso della narrazione, perciò, Mia ed Eugene, insieme alla madre Hannah e al fratello John, devono scoprire cosa è successo al padre, imparando a comunicare oltre l’ostacolo della sindrome.
Nel romanzo, l’autrice si concentra molto sulla psicologia dei personaggi e sulle loro interazioni. Ad esempio, tutto il mistero ruota intorno alle difficoltà della famiglia di rapportarsi con Eugene, che viene visto come un ragazzino incapace di comprendere la realtà intorno a sé e di comunicare i suoi stati d’animo, e questo gli causa un forte risentimento. Altro esempio calzante è la madre Hannah, che viene descritta come una donna forte, ma che è troppo attaccata a Eugene. Per questo motivo, i figli provano del lieve rancore verso di lei. Infatti, Mia e John si sentono meno importanti del fratellino ed Eugene, a sua volta, prova rabbia per il fatto che la madre lo tratta come un bambino. Hannah, durante il libro, quindi, impara ad amare tutti i suoi figli allo stesso modo.
Per quel che riguarda il mistero, invece, viene quasi messo in secondo piano rispetto all'elemento psicologico. Da una parte, i personaggi sono molto ben realizzati, e questo aspetto rende il libro estremamente interessante, ma dall’altra l’investigazione è molto meno sviluppata. Spesso, infatti, ci si trova a voler sapere di più sulla scomparsa del padre, che invece rimane molto vaga nel corso della storia. È un peccato, soprattutto perché ciò che emerge del mistero è molto accattivante, ma non viene esplorato in modo del tutto efficace.
Vi è poi una parte del romanzo in cui l’autrice racconta alcuni curiosi esperimenti psicologici eseguiti da Adam, il padre della protagonista, sul tema della felicità: per quanto un po’ complessa (a volte l’autrice introduce vere e proprie relazioni numeriche su questi esperimenti), questa sezione è estremamente intrigante e aggiunge spessore al personaggio di Adam. Infatti, tutto ciò lo rende un personaggio grigio, che vuole molto bene alla famiglia, ma che è anche disposto a tutto per la sua ricerca filosofica. Questo costituisce, quindi, un esempio di come l’autrice dia spazio allo sviluppo di un personaggio, mettendo, però, in secondo piano la risoluzione del mistero. Infatti, gli esperimenti del padre non aggiungono nulla di concreto all'indagine. Perciò, il “thriller” diventa più che altro un pretesto per ricostruire la psicologia dei personaggi, e questo, a mio parere, lascia al lettore un senso di insoddisfazione.

Dal punto di vista della forma, il libro è scritto in modo scorrevole e con un linguaggio semplice, come se la situazione fosse raccontata al lettore direttamente dalla propria migliore amica, in questo caso Mia. L’autrice usa molti salti temporali che rendono il racconto in prima persona molto più realistico. Sembra proprio che Mia stia ricordando la situazione mentre la racconta, aggiungendo anche diverse digressioni sulla sua vita e i suoi famigliari. Quest’ultimo aspetto, però, è un’arma a doppio taglio, perché conferisce maggiore realismo ai personaggi e alla situazione, ma rende la storia un po' confusionaria, dal momento che in alcuni casi c’è una divisione netta tra un aneddoto della vita di Mia e il mistero in sé, che a volte sembrano completamente scollegati.
Per concludere, questo libro è perfetto per chi vuole personaggi memorabili e una storia sull'accettazione reciproca e sulla comunicazione, anche oltre la barriera della lingua parlata. Per chi, invece, vuole leggere un thriller con un mistero in primo piano, senza un’ampia caratterizzazione dei personaggi, questo libro potrebbe essere meno adatto. Comunque, nonostante le critiche, il libro è molto bello e ben scritto e merita il titolo di bestseller.
Se qualcuno di voi fosse incuriosito, la prossima riunione del Greppi Book club si terrà giovedì 4 giugno alle 14.30; discuteremo del nuovo libro che stiamo leggendo in questi giorni, un altro best seller e, questa volta, davvero perfetto per gli amanti del thriller: “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson.






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