• Il Foglio di Villa Greppi

NFT? LA RIVOLUZIONE nell’ ARTE e nel COLLEZIONISMO

di Giorgia Marelli

Negli ultimi anni un fenomeno sempre più chiacchierato è quello dei cosiddetti NFT, il cui mercato si sta ampliando facendosi strada nel mondo della musica, dell’arte e del collezionismo. Ma cosa si nasconde dietro questo acronimo? La sigla NFT significa “non-fungibile token” e indica quegli “oggetti” e opere d’arte scambiabili ma non riproducibili perché criptati sulla blockchain, ovvero la tecnologia che sta dietro il mondo delle criptovalute. Questi “oggetti” sono quindi autentici, non replicabili ed è proprio per questo motivo che alcuni pezzi d’arte arrivano a costare decine e persino centinaia di milioni di dollari. Lo scopo degli NFT, così come quello della blockchain, è quello di dimostrare e certificare l’autenticità e quindi la proprietà intellettuale dell’opera. Più semplicemente si può affermare che, indipendentemente da chi acquisterà l’opera d’arte, sarà sempre possibile risalire all’autore. Grazie alla blockchain, che conserva le informazioni, si può sempre verificare che l’opera in questione sia originale, perché digitalmente firmata dall’artista che l’ha realizzata.

Oggigiorno un numero sempre maggiore di imprenditori visionari e multimiliardari sta investendo in questo mercato, diventato ormai un vero e proprio business. Persino Jack Dorsey, fondatore di Twitter, ha recentemente trasformato in un NFT il suo primo tweet, messo poi all’asta e acquistato per quasi 3 milioni di dollari. Non è tuttavia questa la cifra che sorprende perché l’11 marzo scorso l’artista americano Beeple ha realizzato e venduto un collage di 5mila immagini per la bellezza di 69 milioni di dollari. Visto il successo in campo artistico, gli NFT sono stati successivamente esportati anche in altre aree, come per esempio quella sportiva. Per più di 200mila dollari è infatti stato venduto il video di LeBron James che fa una schiacciata. Gli NFT rappresentano una vera e propria rivoluzione: l’arte, da materiale passa a immateriale. Qui non si parla più di un quadro di Picasso o di una scultura di Michelangelo bensì di un video, un meme, una gif o un tweet che chiunque può convertire in NFT. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un portafoglio digitale, un piccolo acquisto di ethereum (criptovaluta) e una connessione a un mercato di NFT dove sarà possibile convertire ciò che si desidera in NFT o in cripto art.

Ma per quale motivo questo mercato sta diventando un vero e proprio business? Il possesso di un’opera d’arte unica è considerato popolare e, grazie al fatto che sia digitale, il proprietario può fruirne in qualsiasi luogo e momento. Ma avendo la possibilità di convertire praticamente qualsiasi cosa, sarebbe giusto definire artista chiunque entri a far parte di questo mercato? E soprattutto, questi NFT ci danno la possibilità di scoprire nuovi artisti o mortificano e svalutano la capacità artistica dell’essere umano?

Forse potremmo chiederci se non è un’altra manifestazione di una società superficiale alla continua ricerca di originalità ed esclusività, dove si è persa la concretezza di valori eterni.


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