• Il Foglio di Villa Greppi

Le atrocità del bosco croato: le conoscete?

di Silvia Crotta

In un periodo durante il quale ci preoccupiamo per le numerose persone che quotidianamente perdono la vita a causa del Covid, altrettante persone innocenti vengono condannate a morte nel bosco della Croazia, passaggio tra il confine dell’omonimo stato e la Bosnia. Si tratta di Veliki Objaj, un valico secondario, a tre ore di distanza in macchina da Trieste. Nessuna dogana, solo piante, alberi, abeti. In questo terribile luogo, chi prova a passare il confine subisce torture atroci, viene irriso, picchiato e fotografato come se fosse una vittoria della patria, per poi essere rispedito indietro. Tutto questo ad opera di ventiquattro poliziotti, coperti da capo a piedi per non farsi riconoscere, armati di pistola, fucile e bastoni; sempre sull’attenti, camminano avanti ed indietro, pronti a torturare quelle povere anime che di colpe non ne hanno affatto. Si tratta di un fenomeno che prosegue da cinque anni e, ancora oggi, non tutti ne sono a conoscenza, proprio perché esso viene tenuto nascosto in modo tale che nessuno veda ciò che succede davvero.

Forse alcuni di voi sono già riusciti a capire cosa significa tutto ciò, mentre magari altri lettori non sono ancora in grado di rendersi conto dell’atrocità di questi avvenimenti; perciò, passiamo ad esempi chiarificatori.

Alì il pazzo, come è stato chiamato dai militari bosniaci, è un padre di famiglia che desiderava andare dal figlio che vive da anni in Germania; ma proprio pazzo non era prima di essere stato obbligato a tornare indietro a piedi nudi nella neve ghiacciata. Si è visto la sua vita passare davanti: ha avuto una necrosi a causa del congelamento ed è stato picchiato a sangue fino alla morte.

Una donna ha abortito per lo spavento in mezzo al bosco, alcuni migranti sono stati fatti soffocare nel fiume Glina, un’altra povera donna ha rischiato la sua vita ed ha avuto il coraggio di andare in quell’orribile bosco per portare un po' di cibo ai migranti; ovviamente i viveri che portava con sé sono stati sequestrati e lei è stata minacciata a morte: se si fosse fatta rivedere, l’avrebbero uccisa.

Oggigiorno, in Bosnia sono circa 20mila i migranti che vivono in centri di raccolta in condizioni pietose ed ogni giorno cercano di valicare il confine per raggiungere la Croazia.

Ma in che mondo siamo finiti? Com’è possibile che ancora oggi si verifichino tali atrocità? Mi auguro che anche voi, come me, vi siate posti domande del genere dopo aver letto ciò che accade.

Fortunatamente, numerosi aiuti stanno arrivando dall’Italia, la Croce Rossa ha provveduto ed è riuscita ad inviare beni di prima necessità, quali vestiti e cibo; ma non è sufficiente: bisogna fermare al più presto queste ingiustizie.

L’Europa intera parla, parla, parla e si lamenta di queste crudeltà, ma nessuno si è mai impegnato davvero per porne una fine. L’Europa ha chiuso troppe volte un occhio e ci è passata sopra.

Per combattere questo fenomeno finora non si è fatto davvero nulla e penso che niente si farà negli anni a venire, perché alla fine facciamo tutti così: ci lamentiamo, ma non riusciamo mai a porre un punto definitivo a ciò che duole maggiormente. Voltarsi dall’altra parte è più conveniente.

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