• Il Foglio di Villa Greppi

I migranti e l’indifferenza

di Vasco Mercatanti



Qui in Italia è purtroppo diventata un’abitudine, negli ultimi anni, apprendere la notizia di un naufragio di migranti. Se in passato era l’argomento più dibattuto, oramai non fa più tanto clamore: un trafiletto di giornale, un titolo del tg e poi basta, si torna alla vita di tutti i giorni e arrivederci. È diventato talmente frequente e consueto che non fa neanche impressione sentire il numero dei dispersi e dei morti. Una volta sono pochi, la prossima saranno di più, ma fa niente, fa parte del processo. Si dà per scontato che il corso degli eventi non possa fermarsi e di conseguenza, come reazione, si prendono le distanze (tanto io cosa posso fare?). Complice un linguaggio politico sempre più aspro, l’approccio a questo problema spesso si è svuotato di umanità, è diventato freddo.

Tuttavia, fortunatamente, ogni tanto ci ricordiamo che i migranti non sono solo numeri, o pesi da cui liberarsi, ma persone. Il video che in questi giorni sta facendo il giro del web, in cui una madre tormentata urla a squarciagola “I lost my baby, I lost my baby!” non può che commuovere, suscitare compassione, tristezza e, soprattutto, rabbia. Rabbia nei confronti di un mondo ingiusto, nel quale se nasci nel luogo sbagliato sei spacciato, non hai futuro. La sensazione di impotenza davanti a tanta disperazione è straziante. Vedendo certe immagini e rendendosi conto che tu stesso non puoi risolvere il problema è difficile da accettare, ti lascia un senso di colpa pesante, un macigno sulla coscienza non indifferente.

È per questo motivo che votare e sostenere una determinata corrente politica piuttosto che un’altra è fondamentale: è infatti l’unico strumento che tutti possiedono, in una democrazia, capace di invertire la rotta delle cose, di fare scelte umanitarie. Perché non è ammissibile che la rotta delle cose non cambi.

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