• Il Foglio di Villa Greppi

“Green Book”, UN BEL FILM CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

di Giorgia Marelli


Insulti, umiliazioni, minacce, violenza fisica e psicologica sono solamente alcune delle vie attraverso cui la discriminazione si manifesta e contro le quali ogni giorno molte persone sono costrette a lottare. Quando si parla di “discriminazione” si apre un mondo; essa è sempre stata presente in ogni luogo e in ogni tempo e ancora oggi ne sentiamo parlare sempre più frequentemente. All’origine di questo fenomeno contribuiscono molteplici fattori tra cui: l’orientamento sessuale, la religione, il genere, le disabilità o l’etnia ed è proprio su quest’ultimo fattore che questo articolo vuole porre la sua attenzione.


Nel corso di questi mesi molti episodi di razzismo hanno suscitato l’interesse di innumerevoli persone ma due di essi in particolare hanno scosso il mondo. Si parte da maggio, a Minneapolis con l’omicidio dell’afroamericano George Floyd, fino ad arrivare a settembre con l’omicidio di Willy Monteiro, un ragazzo di origini capoverdiane ucciso nei pressi di Roma durante una rissa. Tutto questo nel 2020 ma secondo voi in passato com’era la situazione? E come venivano trattate le persone di colore? Ovviamente le risposte potete trovarle nei libri di scuola, ma se quello che state cercando è la storia raccontata un punto di vista più personale, il film “Green Book” è l’esempio perfetto.

Siamo nel 1962, nel sud degli Stati Uniti d’America. Don Shirley, pianista afroamericano di successo e abituato a vivere nel nord degli Stati Uniti, decide di intraprendere un tour nel sud del paese, dove la discriminazione razziale era molto accentuata, accompagnato da Tony Vallelonga, un buttafuori italoamericano che, dopo aver perso il suo lavoro, per riuscire a mantenere la sua famiglia si improvvisa autista, offrendosi di accompagnare Don nel suo viaggio. La scelta di Don era un azzardo, una sfida.

Tutto di questo film, partendo dal titolo, si concentra sul fenomeno della discriminazione razziale. La casa discografica di Don dà inizialmente a Tony una copia del Green Book, ovvero una guida annuale, realmente scritta nel 1936, che stilava una lista di tutti i luoghi (hotel, bar, ristoranti …) in cui era accettata la presenza degli afroamericani. Nel corso della storia vediamo come Don, nonostante riscuota grande successo durante i suoi concerti, subisca continue vessazioni a causa dei forti pregiudizi della gente. Tre episodi evidenziano in particolar modo l’umiliazione alla quale Don è costretto. In primo luogo viene picchiato e ammanettato nudo al calorifero di un bagno da due poliziotti, dopo che questi lo avevano sorpreso durante un incontro omosessuale. Don viene poi arrestato una notte perché trovato a viaggiare in auto dopo l’ora imposta dal coprifoco: eh già, in alcune città vigeva il coprifuoco per le persone di colore. Infine, a Don viene impedito di cenare nella stessa sala dell’hotel in cui di lì a poco si sarebbe dovuto svolgere il suo concerto, perché riservata solamente ai bianchi.

La cosa che stupisce di più di questo film è l’insegnamento che ci vuole dare. Nonostante infatti le continue vessazioni subite, Don cerca di abbattere i pregiudizi mostrandosi una persona intelligente, educata, sensibile, ricca di cultura ed estremamente rispettosa nei confronti di chiunque. Lui è l’esempio di come ci si dovrebbe comportare in una società civile, in cui tutti vengono trattati allo stesso modo e hanno gli stessi diritti. Anche attraverso la figura di Tony il regista ci mostra un modo in cui i pregiudizi possono essere abbattuti. Nonostante le incertezze iniziali, Tony capisce che Don è in realtà una persona normalissima, con la quale potersi confidare e instaurare un bellissimo rapporto di amicizia, come infatti succederà alla fine, e capirà lui stesso le ingiustizie dovute alla discriminazione.

Proprio come Tony, tutti dovrebbero cercare di mettere da parte i pregiudizi e fermarsi ad ascoltare quello che le persone hanno da dire. Fermarsi ad ascoltare e imparare a conoscere anche, e soprattutto, quello che è diverso da noi. Forse è vero, il diverso può far paura, ma sono convinta che una volta conosciuto potrà arricchirci e potrebbe aprirci gli occhi verso luoghi a noi sconosciuti.

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