Una notte di festa finita in tragedia: Crans-Montana
- Il Foglio di Villa Greppi

- 24 ore fa
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di Asia Aimo
La notte di Capodanno dovrebbe rappresentare un nuovo inizio, un momento di gioia e spensieratezza. Per molti giovani, invece, la notte tra 31 dicembre 2025 e 1 gennaio 2026, a Crans-Montana, si è trasformata in una tragedia destinata a lasciare un segno profondo. Nel locale Le Constellation, uno dei più frequentati della località svizzera, un incendio improvviso ha causato decine di morti e tantissimi feriti, sconvolgendo famiglie di diversi Paesi e colpendo soprattutto ragazzi molto giovani.

Secondo le ricostruzioni delle autorità, l’incendio è scoppiato mentre il locale era affollato per i festeggiamenti di Capodanno. Durante la serata sarebbero state utilizzate fontanelle pirotecniche decorative, spesso accese sulle bottiglie per celebrare l’arrivo del nuovo anno. Le scintille avrebbero raggiunto il soffitto, incendiando materiali fonoassorbenti che si sono rivelati altamente infiammabili. In pochi istanti il fumo denso si è diffuso ovunque, rendendo difficile respirare e orientarsi. Il panico ha preso il sopravvento e molte persone hanno cercato di fuggire contemporaneamente, trovandosi intrappolate.
Il bilancio è drammatico: le vittime sono circa quaranta, tutti adolescenti. Non si tratta solo di ragazzi italiani: tra i deceduti ci sono giovani provenienti dalla Svizzera e da altri Paesi europei. Alcune vittime sono state identificate subito, altre solo dopo giorni, mentre alcuni corpi non sono ancora stati riconosciuti, a causa delle gravi condizioni in cui sono stati ritrovati. Per questo motivo le autorità stanno eseguendo esami del DNA, un processo lungo e doloroso che ha costretto molte famiglie ad attendere notizie definitive, vivendo giorni di angoscia e speranza.
Le vittime italiane sono Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti, ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Erano studenti, amici, figli, ragazzi comuni con grandi sogni e un futuro davanti. La loro morte e la morte di tutti gli altri adolescenti ha colpito profondamente tutta l’Europa, dove scuole e comunità si sono fermate per ricordarli e per esprimere vicinanza alle famiglie.

I feriti sono più di un centinaio, molti dei quali con ustioni gravi o problemi respiratori causati dall’inalazione di fumo. I soccorsi sono scattati immediatamente: vigili del fuoco, paramedici e squadre di emergenza hanno lavorato per ore in condizioni difficilissime, tra fiamme e fumo denso. Alcuni feriti sono stati evacuati anche con elicotteri di soccorso, per essere trasferiti il più rapidamente possibile negli ospedali più attrezzati.
In Svizzera, molti ragazzi sono stati ricoverati all’Ospedale del Vallese, il più vicino al luogo dell’incendio. Altri sono stati trasferiti in strutture specializzate come il Centro ospedaliero universitario di Losanna, l’ospedale universitario di Ginevra e l’ospedale di Zurigo, tutti dotati di reparti per la cura delle grandi ustioni e di terapie intensive. Alcuni pazienti sono stati trasferiti anche in altri Paesi europei, perché il numero dei feriti era troppo elevato per una sola regione.
Per quanto riguarda l’Italia, diversi feriti sono stati portati in ospedali specializzati, in particolare all’ospedale Niguarda di Milano, uno dei centri più importanti per il trattamento delle ustioni. Qui medici e infermieri stanno lavorando senza sosta, mentre i familiari attendono notizie con il fiato sospeso. In molti casi, le condizioni dei feriti sono ancora critiche.

In mezzo a questa tragedia emergono anche storie di grande coraggio. Una delle più significative è quella di Paolo Campolo, un uomo che si trovava nei pressi del locale. Sentendo le urla, non ha esitato a intervenire: con un estintore ha cercato di fermare le fiamme e ha aiutato diversi ragazzi a uscire da una finestra, mettendo a rischio la propria vita. Anche lui è rimasto ferito, ma il suo gesto ha salvato molte persone.
Nel frattempo, la magistratura svizzera ha aperto un’indagine per chiarire le responsabilità. Si sta verificando se il locale rispettasse tutte le norme di sicurezza, se i materiali utilizzati fossero a norma, se le uscite di emergenza fossero adeguate e se l’uso di effetti pirotecnici fosse consentito. I gestori del locale sono sotto inchiesta per reati legati all’incendio e alle sue conseguenze.
Oggi, a distanza di giorni, restano il silenzio, le lacrime e una domanda che fa male: come è possibile che una notte di festa si sia trasformata in un incubo senza ritorno? I nomi delle vittime non sono solo numeri, ma volti, risate, sogni interrotti troppo presto. Giovani che avevano tutta la vita davanti e che ora vivono solo nel ricordo di chi li ha amati. A loro è dedicato il nostro pensiero, ma anche il nostro impegno: perché il dolore di Crans-Montana non venga dimenticato e diventi una lezione per il futuro. La memoria è l’unico modo che abbiamo per dare un senso a una perdita così grande e per fare in modo che nessun’altra notte di festa si trasformi mai più in una tragedia. È fondamentale che vengano rafforzati i controlli e che la sicurezza venga sempre messa al primo posto, soprattutto nei luoghi frequentati da giovani. Nessuna festa vale una vita, nessun nuovo anno dovrebbe iniziare con un dolore così grande.





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