Teatro alla Scala: la guerra di Troia è qui, adesso
- Il Foglio di Villa Greppi
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di Barbara Battistella e Francesca Corbetta

“La guerra di Troia è qui, adesso, e non è mai finita!”: è questo il messaggio che rimane indelebilmente impresso nello spettatore che torna a casa dopo aver assistito a “Donne alla guerra di Troia. Ensemble contemporaneo”, messo in scena al Teatro alla Scala di Milano lunedì 17 marzo e a cui hanno assistito anche docenti e studenti del "Greppi", grazie al progetto GIS (Gruppo Interesse Scala) della Commissione Cultura.
Lo spettacolo, in cui si alternano brani musicali e testi recitati, racconta, in un crescendo di intensità, le storie delle protagoniste del ciclo dei miti greci gravitanti intorno alla guerra di Troia: Penelope, Ifigenia, Cassandra e Briseide. Esse sono vittime della guerra, vittime delle scelte dei propri padri e mariti, vittime dei vincitori, vittime, in una parola, degli uomini. Afflitte, orgogliose, ingannate e talvolta ingannatrici, ma, soprattutto, disperate.
La storia di ogni eroina è inestricabilmente intrecciata alle vicende della nostra contemporaneità e narra realtà drammatiche, situazioni di oppressione e violenza, temi scottanti dell’attualità, dal femminicidio allo stupro, dalla disparità di genere ai vincoli di una società patriarcale che impone alle donne limitazioni che gli uomini non subiscono.
Parla Penelope, che non è più la donna mite e totalmente fedele descritta nell’Odissea, ma una donna seduttrice e vendicativa uccisa dal marito; parla Ifigenia, che, però, vive a Nuova Delhi e che, sebbene in maniera diversa rispetto al mito, è sacrificata dal padre; parla Cassandra, violentata da chi la circonda sia nel corpo che nell’anima; parla, infine, Briseide, costretta a perdere chi ama e a essere sottomessa a un uomo che odia.

Così, tramite un processo di attualizzazione decisamente efficace, dalle storie personali delle donne greche e troiane lo spettacolo culmina in una denuncia universale, che non riguarda più un lontano passato mitico frutto della fantasia, ma la nostra società e la vita di tutti noi, ricordandoci che la strada da percorrere per mettere fine alle ingiustizie e ottenere una vera parità di genere è ancora molto lunga: dobbiamo continuare a combattere in questa guerra di Troia.
Unico elemento non del tutto ben riuscito è, a nostro parere, la scelta dei brani strumentali: nonostante la maestria dei musicisti e l’esecuzione impeccabile, le musiche mirano alla ricerca di disarmonia e dissonanza, volute, certo, ma apprezzabili forse soltanto da pochi intenditori, un po’ meno dal pubblico di non “addetti ai lavori”, considerato anche il fatto che lo spettacolo era riservato alle scuole e agli anziani.
Ciò che rimane, però, è un diffuso senso di angoscia e di urgenza, da cui lo spettatore è travolto durante la parte finale dello spettacolo, ovvero il brano eseguito dal mezzosoprano, che alterna il canto alla recitazione di versi poetici: bisogna affrettarsi, bisogna fare qualcosa, bisogna cambiare – si ripete e si ribadisce quasi ossessivamente – affinché la guerra di Troia non mieta più le sue vittime, affinché le donne, qui e oggi, siano finalmente libere.
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