top of page

"No Other Land": la censura del docufilm è un fatto grave

  • Immagine del redattore: Il Foglio di Villa Greppi
    Il Foglio di Villa Greppi
  • 11 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

di Nike De Quattro


Quando un documentario premiato viene rimosso dalle piattaforme, la domanda è d’obbligo: si tratta di un errore tecnico o della paura di una verità scomoda?


La locandina del docufilm "No Other Land"
La locandina del docufilm "No Other Land"

L'attenzione sul conflitto israelo-palestinese è una costante nel dibattito pubblico e nelle nostre vite. Anche nella nostra scuola, l'interesse è palpabile e si è tradotto in azioni concrete: lo dimostrano l'attivazione del "Gruppo Gaza", e le manifestazioni organizzate per mostrare sostegno alla Palestina. Proprio per approfondire la conoscenza di questa realtà complessa, il film documentario "No Other Land" (2024) è fondamentale: esso è uno strumento di comprensione cruciale, ma è stato improvvisamente rimosso da piattaforme come Prime Video. Inoltre, nel mese di ottobre, esso non è stato trasmesso per ben due volte da "Rai 3". Non si tratta di una casualità.

"No Other Land", infatti, non è un film da guardare con leggerezza. È un'opera necessaria. Ci trasporta direttamente a Masafer Yatta, una zona rurale nel sud della Cisgiordania, i cui abitanti da quasi mezzo secolo subiscono violenze sistematiche da parte delle autorità e dei coloni israeliani. Nei. Per intenderci, la Cisgiordania è un territorio palestinese che si trova sulla riva occidentale del fiume Giordano, confinante con Israele e la Giordania. È un'area centrale del conflitto, in gran parte occupata da Israele e suddivisa in zone a diverso regime di controllo.

Il protagonista è Basel Adra, un giovane attivista palestinese. La forza e l'urgenza del film derivano dal fatto che tutti i filmati sono veri, non ricostruiti: documentano la lotta quotidiana e la distruzione sistematica delle case e della vita comunitaria in questa zona, causate dall'occupazione israeliana. Il documentario non si limita a denunciare, ma offre un esempio di resistenza non violenta.

Il docufilm è toccante e invita alla riflessione grazie soprattutto all'amicizia e alla collaborazione tra Basel e Yuval Abraham, un giornalista israeliano. Nonostante la distanza e la profonda disuguaglianza imposte dai rispettivi contesti, infatti, i due scelgono di lavorare insieme per la giustizia. Questa è la vera forza del film: dimostra che l'empatia e la solidarietà sono possibili, elevando la politica a una questione di dignità umana e resilienza collettiva.


Palestinesi sulle macerie di una scuola demolita dall'esercito israeliano a Masafer Yatta, nel 2022            			(AP Photo/Mahmoud Illean)
Palestinesi sulle macerie di una scuola demolita dall'esercito israeliano a Masafer Yatta, nel 2022 (AP Photo/Mahmoud Illean)

"No Other Land" ha ottenuto premi internazionali significativi, emergendo come uno dei lavori più importanti dell'anno 2024 sul tema. Un documentario di tale rilevanza informativa non dovrebbe mai essere reso difficile da trovare. Eppure, la sua improvvisa scomparsa dal catalogo di Prime Video solleva gravi interrogativi. Essa non può, infatti, essere liquidata come una semplice scelta editoriale o un problema tecnico. Si configura come una decisione politica che punta a limitare la diffusione di contenuti estremamente critici verso determinate politiche internazionali.

Il docufilm in questione è diretto e critica apertamente le politiche di occupazione, usando la forza innegabile delle immagini reali. Rimuoverlo equivale, dunque, a tentare di minimizzare la sua influenza e di oscurare una prospettiva cruciale nel dibattito.

La nostra generazione, e la nostra scuola, inoltre, dimostrano di volersi impegnare attivamente per combattere le ingiustizie e difendere il diritto internazionale. Se le grandi piattaforme mediatiche bloccano proprio le testimonianze più autentiche e premiate su cui potremmo basare il nostro dibattito, la nostra fiducia nell'informazione viene meno, poiché ci viene tolta la possibilità di accedere ai migliori strumenti per formarci un'opinione critica.

 

Una scena del docufilm "No Other Land"
Una scena del docufilm "No Other Land"

La co-regia di Yuval Abraham, un giornalista, fa di questo film un esempio di giornalismo d'inchiesta coraggioso e militante. Ma se l'esito di un lavoro onesto e rischioso è l'oscuramento e la cancellazione dalla distribuzione di massa, si lancia un segnale pericoloso: non conviene esporsi su temi che disturbano gli interessi economici e politici dei potenti. Questo mina la libertà di stampa e la possibilità per il pubblico di ricevere un'informazione completa e diversificata. Il documentario, in questo senso, diventa un bersaglio proprio a causa della sua integrità.

 

"No Other Land" dimostra che l'arte più vera è quella che ci costringe a guardare ciò che fa male. La sua lucidità nel denunciare l'ingiustizia, basata su filmati reali dalla Cisgiordania, è la sua forza, ed è proprio per questo che viene percepito come una minaccia.

Il Greppi non può ignorare questo appello. In un periodo in cui la guerra è una notizia costante e gli studenti, come noi, chiedono di capire e di agire, la rimozione di un documentario così forte appare politicamente significativa. Guardare questo film significa dimostrare concretamente la nostra contrapposizione a ogni forma di censura e al tentativo di nascondere le verità scomode. Rifiutare di renderlo accessibile significa scegliere di ignorare una realtà complessa. È fondamentale che la comunità scolastica continui a cercare e discutere queste opere, perché la conoscenza è il primo passo verso l'azione.

 

Quindi, qual è la nostra scelta? Vogliamo vivere in un mondo che combatte per la verità e la libertà di tutti o in un "teatrino" dove i fatti scomodi vengono semplicemente censurati "dall'alto"?

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page