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  • Il Foglio di Villa Greppi

Masha Amini : uccisa per una ciocca di capelli

Aggiornamento: 25 ott 2022

di Elena Battista


Oggi l’Iran è sulle testate di numerosi giornali in tutto il mondo per le rumorose proteste di questi giorni contro il regime che governa il paese e che impone alle donne di indossare l’hijab. Tra le richieste di chi protesta c’è quella di allentare le rigide regole morali riguardo il velo islamico e di sciogliere la polizia morale, che ha il compito di farle rispettare.

C’è da dire, però, che queste manifestazioni contro il velo non sono le prime; si tratta, infatti, di una discussione politica che va avanti da quasi un secolo.

Tutto partì con la situazione completamente diversa del 1936, quando lo scià, titolo dato ai regnanti iraniani, emise un decreto che vietava definitivamente alle donne di indossare l’hijab in pubblico. In quegli anni, però, la maggior parte delle iraniane indossava il velo e questa decisione fu vista come brutale anche perché chi continuava a indossarlo veniva spesso maltrattato. Poi nel ‘41, il figlio dello scià salì al potere e concesse finalmente alla donne di vestirsi come desideravano, anche se continuarono le discriminazioni. Venivano, infatti, escluse dagli incarici pubblici tutte quelle donne che decidevano di coprisi col velo. Nel 1979 la rivoluzione islamica costrinse lo scià a fuggire dal paese e al suo posto si installò un noto leader religioso, Ruhollah Khomeyni, il cui programma voleva porre fine al regime autoritario. Ovviamente, com’era abbastanza prevedibile, poco tempo dopo impose una rigida teocrazia e l’obbligo di indossare il velo. Molte donne del tempo, però, non essendo religiose, decisero di protestare l’8 marzo di quell’anno. Questo servì a far ritirare il regime, ma solo per un breve periodo, perché poi esso riuscì a consolidare definitivamente il suo potere. Nel 1981 indossare il velo tornò obbligatorio con anche pene corporali, 74 frustate, per chi non lo rispettava.

Ma ora ritorniamo al presente, dove la situazione sembra non sia cambiata nonostante i 40 anni passati. La notizia che sta facendo scalpore nell’ultimo periodo è quella della morte di Masha Amini, ragazza 22enne iraniana morta il 16 settembre in seguito ad un arresto a Teheran da parte della polizia morale perché portava un velo che non le copriva tutti i capelli e quindi definito “improprio”. È da questo episodio che si sono diffuse sempre più proteste, arrivando già a cinque morti quando la polizia ha aperto il fuoco contro i dimostranti scesi in piazza. Anche sui social la tragica situazione sta avendo sempre più seguito e stanno circolando sempre più video di iraniani che si muovono contro il governo o altri in cui si capisce la brutalità delle forze di sicurezza che non si fanno problemi a usare gas lacrimogeni. Per sensibilizzare riguardo la difficile condizione delle iraniane, si stanno anche diffondendo video di donne che si tagliano i capelli o che addirittura bruciano i loro hijab come protesta simbolica.

Ritornando alla sera del 16 settembre, ovviamente il regime di Teheran ha deciso di non ammettere le proprie colpe, difendendo una versione dei fatti favorevole ai loro scopi: il capo della polizia avrebbe infatti respinto le accuse di maltrattamento, parlando invece di uno “sfortunato incidente” e aggiungendo che la ragazza fosse morta di infarto. È stato, poi, diffuso l’esito dell’autopsia di Masha Amini in cui si afferma che non sia morta per le percosse, ma a causa di una malattia al cervello riportando alla luce un’operazione per un tumore risalente a quando Masha aveva otto anni. La ragazza sembrerebbe, sempre secondo il referto, aver perso improvvisamente conoscenza morendo così per “insufficienza multiorgano causata da ipossia celebrale”. Nonostante ciò, i genitori insistono con l’affermare che la loro figlia non aveva nessun problema di salute al momento dell’arresto.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha chiesto al ministero dell’interno di aprire un’inchiesta sulla morte della ragazza, ma non si sa se ciò condurrà effettivamente a un esito credibile. Non ci resta che sperare perchè Masha possa ricevere giustizia.

Dopo Masha sono però state uccise Nika Shakerami, Sarina Esmaeilzadeh, e Asra Panahi. Tutte giovani donne che credevano nella libertà.



Si suggerisce la lettura dell’appassionante libro ‘’Il mio Iran’’ di Shirin Ebadi, premio Nobel


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