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La fama conta più della vita?

  • Immagine del redattore: Il Foglio di Villa Greppi
    Il Foglio di Villa Greppi
  • 39 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

di Alessandro Magni


Oggi viviamo in un'epoca in cui l’incoscienza e il desiderio di fama si intrecciano sempre più spesso, fino a diventare quasi indistinguibili, in una brama di popolarità sui social che porta alla perdita del proprio istinto di pericolo. Oggi, molti di noi sono cresciuti in un mondo in cui la propria esistenza su Internet è la stessa del mondo reale, in cui un video virale vale più di un consiglio, un like più di un avvertimento e una storia su Instagram più della propria incolumità.


Infatti, i social network si sono trasformati in una parte consistente e ineliminabile della vita adolescenziale, ma sono anche spesso diventati un contesto in cui chi si mette più a rischio, chi sfida maggiormente le regole, ottiene l’attenzione di innumerevoli altri giovani che ne rimangono incantati. È così che nascono i "maranza", individui dediti a provocare, istigare e creare caos, che condividono spesso le loro attività su Internet.


Un "maranza"
Un "maranza"

Il problema non è come i maranza si vestono o come parlano, ma il messaggio che trasmettono: farsi notare è l’unica cosa che conta e bisogna farlo a ogni costo, persino mettendo a repentaglio la propria incolumità. Questa convinzione si ritrova in diversi episodi, dalla conclusione orribile, in cui qualcuno ha cercato di perseguire la fama senza nessuna considerazione dei rischi; si tratta di sfide lanciate online senza che nessuno si sia chiesto se siano sicure per chi accetta di affrontarle, bravate pericolose attuate al solo scopo di intrattenere un pubblico online a discapito dell'incolumità di chi le mette in pratica.


Il drammatico episodio di Crans-Montana è un tragico esempio di questo crescente e preoccupante fenomeno: alcuni ragazzi, invece di fuggire immediatamente dalle fiamme, hanno estratto i loro cellulari e filmato la scena, dando priorità alla registrazione di un video piuttosto che alla propria sicurezza, e hanno atteso fino all'ultimo prima di fuggire, con conseguenze gravissime per la loro salute.


Alcuni ragazzi riprendono le fiamme dopo lo scoppio dell'incendio nella notte di Capodanno a Crans-Montana
Alcuni ragazzi riprendono le fiamme dopo lo scoppio dell'incendio nella notte di Capodanno a Crans-Montana

Questa ricerca di attenzione ha accentuato lo sviluppo dell'athazagorafobia in molte persone, ovvero la paura di non essere rilevanti e di essere dimenticati. Senza dubbio, la colpa non è solo dei social media, ma allo stesso tempo prendersela solo con gli adolescenti vittime di questo trend sarebbe uno sbaglio. Tutti ne siamo responsabili: le piattaforme hanno la colpa di premiare l’eccesso, alcuni adulti sono rei di ignorare, sminuire o addirittura deridere il problema, mentre l'intera società è responsabile del fatto che troppo spesso il valore di una persona venga misurato in base al numero di visualizzazioni che un video ottiene.

L’educazione digitale all'uso responsabile del web, l’ascolto e il sostegno alle persone che diventano vittime di questo fenomeno e la presenza nei momenti difficili possono fare la differenza tra una vita passata a mettersi nei guai per un'effimera fama virtuale e una vita goduta serenamente, senza dipendere dall'ammirazione di numerosi sconosciuti sul web e dalla ricerca di una popolarità di breve durata.

Nessuna fama, nessun trend, nessun profilo, nessuna foto valgono il prezzo di una vita.



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