• Il Foglio di Villa Greppi

Eutanasia e suicidio assistito: la battaglia di Mario

di Elena Battista


Un’altra vittoria per i diritti civili nel nostro Paese: il DDL S. 912 sul suicidio assistito è rimasto in commissione per ben 3 anni, e solo adesso arriva il via libera. Il testo stabilisce che non sarà più punibile il “fine vita” se praticato autonomamente dal paziente e senza l’intervento di medici, oppure, nel caso in cui il paziente non fosse fisicamente predisposto, il DDL riconosce l’esclusione della punibilità per il personale sanitario che ha dato corso alla procedura.

Il comitato etico dell’azienda sanitaria delle Marche ha stabilito che Mario (nome di fantasia) potrà effettuare il primo suicidio medicalmente assistito in Italia. Mario, ex camionista 43enne, è ormai da più di 10 anni tetraplegico in seguito ad un grave incidente stradale, che lo ha obbligato all’immobilità dal collo in giù. Erano mesi che l’uomo si rivolgeva all’Asl Marche per poter effettuare il suicidio assistito, ma egli si è trovato costretto a denunciare l’azienda sanitaria, perché essa non voleva esprimersi sui farmaci da utilizzare e, inoltre, non aveva neppure verificato il suo stato di salute dopo la sua richiesta. Queste le parole di Mario:

«Vi scrivo per farvi conoscere come le mie condizioni fisiche siano peggiorate in questi mesi di attesa fatta di agonia e tortura quotidiana. Fino all’anno scorso riuscivo a stare un po’ seduto sulla mia carrozzina sul terrazzo; quest’estate le poche ore in cui sono riuscito a farlo sono state massacranti e non vedevo l’ora di tornare sul letto su cui, specie di pomeriggio, a causa delle contrazioni devono legarmi o rischio di cadere. Dall’anno scorso a settembre sono costretto a tenere h24 la sacca per i lavaggi vescicali. Quando sale la pressione arteriosa i dolori sono lancinanti, ed è come se avessi dei chiodi in testa. […] Anche nel mangiare e nel bere rischio la vita a causa della trachea deviata. Il mio cuore è spesso in tachicardia. Tutto questo è nelle mie cartelle cliniche ed è stato verificato anche dall’équipe medica che ha constatato il mio stato di salute. Mi chiedo: quanto dovrò ancora aspettare per la verifica del farmaco ordinata dal tribunale di Ancona? Mi state condannando a soffrire ogni giorno di più, a essere torturato prima del suicidio assistito che, dopo le verifiche del Comitato etico, è un mio diritto, come dice la Corte Costituzionale. Chi può dirmi che psicologicamente non sto soffrendo? Chi può dire che la soglia del mio dolore non ha superato il limite? Che le umiliazioni che ricevo e la soglia della mia dignità non è arrivata al limite della sopportazione? Ora basta, chi deve si prenda le sue responsabilità. Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando. Vi chiedo di fare presto, o forse volete aspettare che mia madre mi trovi morto sul letto o che vada a morire all’estero? No, ora il tempo è veramente scaduto, e voi tutti avete la responsabilità di ogni attimo di dolore insopportabile».

Mario aveva già ricevuto il sì per l’eutanasia da una clinica svizzera, ma aveva scelto di rimanere in Italia e lottare per i suoi diritti. Dopo la sua richiesta, gli sono stati verificati i quattro requisiti necessari per il suicidio assistito: il paziente deve essere tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali, deve essere affetto da una patologia irreversibile, essa deve essere fonte di sofferenze intollerabili e, infine, il paziente deve essere capace di prendere decisioni liberamente e consapevolmente. La differenza principale tra eutanasia e suicidio medicalmente assistito, è che in quest’ultimo soltanto il paziente potrà autosomministrarsi il farmaco letale senza l’intervento di medici o infermieri.

Ci sono voluti 13 lunghi mesi, perché un’équipe di medici lo visitasse e altri due perché il comitato etico si esprimesse, ma alla fine Mario ha ricevuto il via libera e ha dichiarato: «Pur rimanendo qui immobile ho capito che in questi mesi ho fatto una cosa grande. […] Adesso mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni». Oggi Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e volto storico nelle battaglie sul fine vita, ha promosso il referendum sull’eutanasia legale, per cui sono state raccolte oltre 500mila firme, ma il percorso è ancora lungo. Lunedì 13 dicembre è partita la discussione in Parlamento, e il voto dovrebbe arrivare questo gennaio.



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