Giorno della Memoria: il Greppi non dimentica
- Il Foglio di Villa Greppi

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di Sabina Boerci e Tommaso Beretta
Ogni anno, il 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, vengono ricordate in tutto il mondo le vittime della Shoah. Questa data non rappresenta solo un momento di commemorazione, ma funge da insegnamento per le nuove generazioni, affinché la comprensione di queste atrocità limiti il più possibile l’indifferenza e, soprattutto, impedisca che tutto ciò accada di nuovo. Nel nostro Istituto, come ogni anno, è stato celebrato questo giorno attraverso varie attività, con lo scopo di stimolare la riflessione degli studenti.

Conferenza in Aula Magna, nuovo punto di vista: indifferenza e responsabilità italiane
Il 29 gennaio, le classi quarte e quinte si sono riunite in Aula Magna per assistere a una conferenza organizzata dal professor Clerici e dal professor Panzeri, i quali hanno deciso di tenere in prima persona la conferenza a causa dell’impossibilità di invitare degli esperti esterni a parlare. L'incontro, come sostenuto dal professor Clerici, è nato dalla volontà di proporre qualcosa di diverso rispetto alla monotona visione di filmati, cercando un discorso che smuovesse gli animi degli studenti attraverso quello che lui ha definito “connubio tra storia e filosofia".
L’elemento centrale dell’intera presentazione è stato sicuramente la figura dello specchio, la cui idea, secondo il professor Clerici, è nata dalla necessità di creare un "attacco scenografico" capace di catturare immediatamente l’attenzione dei ragazzi. Questa bellissima immagine, su cui è incentrata l'intera presentazione, simboleggia la necessità per ogni studente (ma anche in genere ogni essere umano) di guardarsi dentro e di riconoscere che la storia non riguarda solo gli "altri", interrogando così la propria identità e la propria coscienza.
In secondo luogo, il professore dice di essersi servito dell’elemento dello specchio come espediente narrativo per introdurre un tema spesso trascurato: le responsabilità italiane durante la seconda Guerra Mondiale, con l’obiettivo di superare lo stereotipo che ritrae solo i tedeschi colpevoli di violenza, mostrando come anche l'Italia abbia partecipato attivamente ai crimini di guerra. È stato quindi poi il professor Panzeri a spostare l’attenzione sul confine orientale, illustrando le dinamiche dell'occupazione dei Balcani da parte dell’Italia: in seguito all'assedio di territori e città, le popolazioni locali furono brutalmente costrette a fuggire e a cercare rifugio in Italia, dove non sono mai state pienamente integrate e riconosciute come italiane. È significativo anche evidenziare che questa fase della nostra storia, spesso ignorata, ha permesso al professor Panzeri di creare un "ponte" con la Giornata del Ricordo (10 febbraio), analizzando le colpe di chi ha occupato i luoghi coinvolti.
Ciò che è stato illustrato in Aula Magna ha ottenuto un riscontro indubbiamente positivo da parte degli studenti presenti, i quali hanno sostenuto quanto sia stato interessante cambiare per una volta punto di vista, per ricordarsi, ma in alcuni casi addirittura per scoprire, che la tragedia della seconda Guerra Mondiale non ha colpito esclusivamente gli ebrei e che anche l’Italia ha commesso violenze terribili contro individui innocenti. Anche i professori hanno reagito con entusiasmo, in particolare il professor Bonfanti ha lodato l'iniziativa, sottolineando che l’ufficialità dell’Aula Magna ha conferito al tema la solennità necessaria.

Riflessioni nelle classi
Parallelamente, le classi che non erano presenti in Aula Magna hanno portato avanti un'altra serie di riflessioni, partendo, nella maggior parte dei casi, dalla visione del film “Il fotografo di Mauthausen”. Gli studenti hanno apprezzato molto il film, basato sulla storia del fotografo Francisco Boix, di origine spagnola, catturato dai tedeschi in Francia e deportato a Mauthausen. Francisco, con l’aiuto di altri prigionieri, riuscì a sottrarre circa 20.000 negativi, impedendone così la distruzione a opera dei nazisti, che, poco prima della loro sconfitta, avevano lo scopo di cancellare ogni traccia delle atrocità commesse.
Inoltre, dalle interviste condotte tra gli studenti è emerso grande coinvolgimento, anche se in molti sperano e suggeriscono riflessioni e momenti dedicati che coinvolgano anche collegamenti all'attualità e che siano più frequenti nel corso dell'anno. È proprio questo il messaggio di Primo Levi, scrittore e testimone diretto della deportazione ad Auschwitz, a cui è stata dedicata una lezione in 3LA. Qui il professor Villa ha scelto di far leggere ai suoi studenti un estratto della prefazione de “I sommersi e i salvati” di Primo Levi, per stimolare una riflessione nei suoi studenti sul valore della testimonianza e sull’importanza di ricordare.

Guardarsi nello "specchio" del passato, come suggerito durante la conferenza dal professor Clerici, è l'unico modo per evitare l'indifferenza, per ricordare come dice Primo Levi, per costruire una coscienza solida, ma soprattutto per non ripetere gli stessi errori del passato.
Come scriveva la poetessa Alda Merini: “Appartenere alla memoria è la cosa più bella del mondo".
Il nostro compito, non solo come studenti, ma come esseri umani, è fare in modo che quel riflesso allo specchio non svanisca mai, come anche la consapevolezza del passato, che deve essere interiorizzata e scolpita in noi, come lo sono purtroppo le atrocità incise nel cuore dei superstiti.

Per maggiori informazioni:
al link https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/gallery/nazi-camps-maps è consultabile l’enciclopedia dell’Olocausto, dove è illustrata con immagini la distribuzione dei campi di concentramento nazisti in Europa: non solo in Germania e Polonia, ma anche Francia, Paesi Bassi, Paesi Baltici, Austria e Balcani.





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