Ambasciatori nella Grande Mela
- Il Foglio di Villa Greppi

- 12 ore fa
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di Sabina Boerci
Sette giorni, tante luci e un badge al collo che pesa più di quanto sembri: il progetto degli studenti ambasciatori a New York nel mese di aprile 2026.
Siamo partiti un pomeriggio di primavera con i nostri amici dall’aeroporto di Malpensa, con enormi aspettative e tanta voglia di metterci in gioco; dopo ben 9 ore di viaggio siamo stati catapultati in una realtà completamente diversa, ma immensamente affascinante. Appena fuori dall'aeroporto, il freddo pungente di aprile e lo skyline illuminato in lontananza ci hanno dato il benvenuto, facendoci capire che stavamo finalmente vivendo quello che avevamo solo immaginato.

Noi, però, non eravamo lì solo in veste di turisti, ma avevamo un compito preciso: rappresentare una nazione come dei veri ambasciatori, contrattare e discutere di questioni di interesse globale insieme ai nostri compagni, all’interno del nostro comitato, dove abbiamo affrontato dibattiti accesi su temi come i diritti umani, la sostenibilità e la sicurezza internazionale.
Oltre alle attività di gruppo, possibili grazie ai corsi di formazione seguiti precedentemente in Italia in lingua inglese, abbiamo avuto la possibilità di visitare parte dell’isola di Manhattan, che si è rivelata magica, rispecchiando pienamente le aspettative. Tra una sessione di lavoro e l'altra, abbiamo camminato con il naso all'insù tra gli immensi grattacieli di vetro e abbiamo attraversato Times Square di notte, dove le luci sono così forti da sembrare di essere in un sogno, e respirato l'aria primaverile di Central Park.
“Ho capito di essere veramente a New York quando la prima mattina, guardando giù dalla finestra, non riuscivo a scorgere con gli occhi la fine del palazzo di fronte e l’inizio del marciapiede”- ha detto una studentessa.
Questa sensazione è presto divenuta una costante, un simbolo della grandezza di una città che ti spinge continuamente a guardare verso l'alto, sia fisicamente che metaforicamente. Abbiamo imparato a muoverci nella metropolitana, a ordinare il cibo al volo tra un impegno e l'altro, vivendo per una settimana al ritmo frenetico dei veri newyorkesi.

A chiunque guardi a questo progetto con ammirazione, ma anche con un pizzico di timore, vogliamo dire che non bisogna sicuramente essere spaventati e neanche pensare di non essere in grado di portare a termine questa esperienza. Sarà un'ottima occasione per allargare la propria cerchia di amici, scoprire qualcosa di nuovo e mettersi in gioco, cercando modi diversi per esprimersi e per farsi capire nel modo più chiari possibile da chi non ci conosce. Proprio la necessità di trovare un linguaggio comune ci ha uniti profondamente, trasformando i colleghi delegati in amici con cui poter condividere quest’esperienza.
New York ha una popolazione talmente variegata che non può non esserci qualcosa o qualcuno che non susciti curiosità e interesse, e a maggior ragione, che ti faccia tornare a casa senza aver imparato qualcosa di nuovo.
Camminando per i vari quartieri, da Little Italy a Chinatown, si percepisce come ogni angolo custodisca una storia diversa. Non si tratta solo di una lingua diversa, ma di un’intera cultura, lontana, ma allo stesso tempo estremamente vicina a noi italiani. Gli Stati Uniti sono la terra dell’immigrazione, il sogno americano, grande traguardo per coloro che anni fa, dopo aver perso tutto tranne che la speranza, sono arrivati dopo mesi di viaggio proprio qui, nella Grande Mela, luogo che ancora oggi è simbolo di speranza e di rivincita personale.






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