#dalpalcodelPiccolo - "Orgasmo": sorprendente ma caotico
- Il Foglio di Villa Greppi

- 3 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min
di Francesco Pozzi e Leonardo Ronchi
«L’ultimo orgasmo sulla Terra avrà luogo nel 2030»: è questa la frase che apre lo spettacolo Orgasmo, prima opera di ampio respiro del giovane regista e attore Nicolò Fettarappa.
Già dalle prime parole, lo spettatore si domanda, dunque, che tipo di storia possa nascere da una premessa tanto estrema. Orgasmo, cui gli studenti e i docenti che aderiscono al progetto Greppi@Piccolo hanno assistito venerdì 27 marzo presso il Teatro Studio Melato, è uno spettacolo molto ironico e satirico, che racconta le vicende di alcuni personaggi condannati a un destino drammatico, imposto dalla Comunità Europea. Attraverso la cosiddetta "Agenda 2030", l’istituzione decide, infatti, di eliminare ogni forma di rapporto intimo e di cancellare i sentimenti tra uomini e donne.

Questo scenario viene mostrato attraverso scene di diverso tipo, che alternano momenti divertenti ad altri più strani e provocatori, passando dai dialoghi più semplici e quotidiani a quelli più surreali. Le varie scene riescono spesso a far ridere il pubblico, ma questo continuo cambio di tono rischia di creare confusione, soprattutto nello spettatore meno attento, che può faticare a seguire con chiarezza lo sviluppo della storia. Probabilmente è questo l’aspetto più difficile dello spettacolo: gli episodi non sembrano sempre collegati tra loro e trovano un senso più compiuto solo verso la fine, quando il pubblico ha ormai tutti gli elementi per ricostruire il significato generale. Il problema è che questa comprensione arriva, quindi, a spettacolo concluso. Senza una riflessione successiva, risulta complicato afferrare il messaggio dell’opera. Forse va considerato il fatto che si tratta del lavoro di un autore giovane, ancora all’inizio del proprio percorso di regista.

Il tema centrale dello spettacolo è uno dei più delicati della società contemporanea: il sesso. Questo viene affrontato attraverso una rappresentazione tragicomica, in cui i personaggi che provano ancora dei sentimenti appaiono impacciati e disorientati, incapaci di reagire a un sistema che li controlla e li limita, una sorta di “Matrix” imposto dalla Comunità Europea. Tra questi spicca il protagonista, un uomo di mezza età che continua a credere nei sentimenti e prova a resistere alle regole del sistema. Al contrario, sua moglie sembra esserne completamente assorbita: vive solo per il lavoro, mostra evidenti difficoltà nei rapporti con gli altri, nei movimenti e nella gestione dello stress. Emblematica è l’immagine di lei costantemente in chiamata, "in call", come sentiamo spesso dire oggi, mentre si muove nervosamente e inquietantemente, praticando addirittura del contorsionismo. Il suo personaggio appare schiacciato dalle istituzioni, rappresentate in scena da due funzionari: il primo totalmente fedele a Bruxelles e alla presidente Ursula von der Leyen, il secondo altrettanto obbediente, ma portatore di segreti pericolosi e proibiti. Questi sono i personaggi principali, che si alternano in scene ambientate soprattutto nella casa della coppia ormai in crisi.
A queste sequenze se ne affiancano altre completamente scollegate, almeno stando a quanto potrebbe sembrare dalla trama principale, come l’episodio ambientato in un locale a luci rosse di Berlino, che contribuisce ad aumentare la sensazione di discontinuità e smarrimento.

A rendere la storia ancora più caotica c’è poi il racconto di un’invasione di orsi in calore (sì, proprio così!), che vagano per le strade con l’intenzione di accoppiarsi con gli esseri umani. Questo elemento, però, rimane sempre marginale: non diventa mai davvero importante per la trama e, man mano che lo spettacolo va avanti, finisce per essere percepito come una minaccia lontana e quasi dimenticata.
Nel complesso, l’opera cerca di affrontare una tematica complessa e importante, ma lo fa in modo poco approfondito e talvolta disturbante per chi osserva con attenzione critica. Non essendo degli esperti, ma avendo visto spettacoli molto diversi tra loro, ci sentiamo di affermare che Orgasmo ha, forse, poco da raccontare, in realtà, e che le idee principali avrebbero potuto essere espresse in un tempo più breve. Nonostante ciò, il tema trattato è sicuramente importante e lo spettacolo, che possiamo definire "sorprendente", in quanto molto diverso da ciò che ci saremmo aspettati prima di assistervi, ha di certo regalato agli spettatori alcuni spunti di riflessione interessanti.





Commenti