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#dalpalcodelPiccolo - "Ho paura torero": amore e lotta politica

  • Immagine del redattore: Il Foglio di Villa Greppi
    Il Foglio di Villa Greppi
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Mattia Maggioni


Lino Guanciale è la Fata dell'angolo nello spettacolo "Ho paura torero", in scena al Teatro Grassi di Milano dall'8 al 23 marzo 2025.
Lino Guanciale è la Fata dell'angolo nello spettacolo "Ho paura torero", in scena al Teatro Grassi di Milano dall'8 al 23 marzo 2025.

In “Ho paura torero” si intrecciano una storia d’amore impossibile e il tormento politico di un Cile sconvolto. Al centro, un uomo maturo, la Fata dell’Angolo, un ricamatore di tovaglie che vive la propria identità di genere e la propria sessualità in modo non convenzionale, si innamora perdutamente di Carlos, giovane militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez e dedito, anima e corpo, ad una causa più grande. La loro relazione, segnata dalla passione e dalla disillusione, è il terreno su cui si confrontano i desideri individuali e le lotte collettive.

La storia della Fata dell’Angolo e Carlos è anche un viaggio di consapevolezza. La Fata, infatti, sebbene inizialmente estranea alla politica, si troverà coinvolta nella lotta, prima inconsapevolmente e poi con maggiore coscienza. Carlos, d’altro canto, scopre un legame affettivo profondo e reale, imparando a vivere una passione autentica. Ma, sebbene entrambi siano fortemente legati e condividano una forte passione per la vita, le loro strade si separano: il sentimento che li unisce si dissolve in un triste addio, immerso nel tramonto della costa pacifica, segnando la fine di una speranza condivisa.

In un altro angolo della narrazione, la routine della coppia dittatoriale di Pinochet e di sua moglie emerge con toni caricaturali, diventando un simbolo cinico e paradossale del potere.

Una scena dello spettacolo "Ho paura torero": il dittatore Augusto Pinochet e sua moglie, Doña Lucía.				(foto di Masiar Pasquali - fonte: sito web piccoloteatro.org)
Una scena dello spettacolo "Ho paura torero": il dittatore Augusto Pinochet e sua moglie, Doña Lucía. (foto di Masiar Pasquali - fonte: sito web piccoloteatro.org)

La loro quotidianità è attraversata da ossessioni, fobie e vizi, che contrastano con la tragedia di un popolo oppresso. In questo contesto, si fa sentire l’ironia del racconto, che evidenzia la distanza tra la vita dei potenti e quella dei più vulnerabili.

Il palco è diviso in due piani che riflettono la separazione dei mondi: il dittatore e sua moglie sono in alto, distanti, mentre la Fata dell’Angolo vive in un ambiente di colori vivaci e contraddizioni, nell'ambiente dorato della propria casa kitsch e solitaria. La radio, che trasmette canzoni di grandi voci come Lola Flores e Violeta Parra, diventa il mezzo per dare voce ai pensieri e alle emozioni della Fata, che, di tanto in tanto, si lascia andare a momenti di leggerezza, canticchiando dei motivetti musicali che la distolgono dalla realtà che la circonda.

Una scena dello spettacolo "Ho paura torero": la Fata dell'angolo, a destra, interpretata da Lino Guanciale, e il giovane Carlos, a sinistra, interpretato da Francesco Centorame.								(foto di Masiar Pasquali - fonte: sito web piccoloteatro.org)
Una scena dello spettacolo "Ho paura torero": la Fata dell'angolo, a destra, interpretata da Lino Guanciale, e il giovane Carlos, a sinistra, interpretato da Francesco Centorame. (foto di Masiar Pasquali - fonte: sito web piccoloteatro.org)

La storia del Cile è raccontata attraverso eventi cruciali, come il discorso di Allende al suo popolo prima della sua morte, che si contrappone alla proclamazione di Pinochet in occasione del colpo di stato del 1973, che segna la fine di un sogno di libertà. In chiusura, viene evocato l’attentato del 1986 a Pinochet, a cui egli sopravvive miracolosamente, ma che segna anche, simbolicamente, la fine della dittatura.

L’opera offre una riflessione complessa su politica, amore e speranza, intrecciando momenti di intima connessione con il contesto della violenza politica. Lo spettacolo è oggettivamente lungo (due ore e trenta minuti), ma il suo intento di esplorare ogni aspetto emotivo e politico dei personaggi giustifica e fa apprezzare allo spettatore la scelta di una durata simile, che esce dal teatro entusiasta, pieno di idee e di spunti di riflessione.

 

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