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Luchè: dalle strade di Marianella al palco dell’Ariston

  • Immagine del redattore: Il Foglio di Villa Greppi
    Il Foglio di Villa Greppi
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

di Nike De Quattro


Il Festival di Sanremo 2026 ha ospitato un artista che per molti è già un’icona, ma che per altri potrebbe essere una scoperta: Luchè. Per capire perché il suo debutto all'Ariston sia così importante, bisogna conoscere la storia di Luca Imprudente, il ragazzo partito dalla periferia nord di Napoli che ha conquistato le classifiche italiane.


Il rapper Luca Imprudente, in arte "Luchè"
Il rapper Luca Imprudente, in arte "Luchè"

Luca Imprudente, in arte Luchè, è nato il 7 gennaio 1981. È cresciuto a Marianella, un quartiere alla periferia di Napoli. È proprio tra quelle strade che ha mosso i primi passi nel mondo della musica: si tratta, dunque, di un ambiente che ha influenzato profondamente il suo modo di scrivere e la sua visione artistica. Non tutti sanno che, prima di diventare il rapper che conosciamo, Luchè è stato uno studente come tanti altri. Durante gli anni del liceo, infatti, ha frequentato l’indirizzo scientifico. Proprio in quegli anni, tra i banchi di scuola e i libri di matematica e fisica, la passione per la musica ha iniziato a farsi sempre più forte. Per lui, il rap non era solo un passatempo, ma il modo principale per evadere dalla routine scolastica e dare una forma ai pensieri che affollavano la sua mente. È in quel periodo che ha iniziato a capire che la scrittura sarebbe stata la sua strada, dimostrando che è possibile coltivare i propri sogni artistici anche mentre si affrontano le sfide impegnative dello studio.


La sua carriera è iniziata ufficialmente nei primi anni 2000 con i Co’Sang, un gruppo che ha fatto la storia dell’hip hop italiano. Insieme a loro, Luchè ha avuto il coraggio di rappare in dialetto napoletano, raccontando la realtà cruda e le difficoltà della vita in quartiere. Quella scelta, che all'epoca era una novità assoluta, ha spianato la strada al genere urban che oggi tutti ascoltiamo.


Dopo lo scioglimento del gruppo, Luchè ha continuato il suo percorso come solista, diventando uno dei rapper più seguiti e rispettati in Italia. A differenza di molti artisti che diventano famosi grazie a un singolo tormentone estivo, Luchè ha costruito il suo successo in modo lento e solido, disco dopo disco. La sua musica è apprezzata perché è sincera: non ha paura di parlare di tristezza, di conflitti interiori e di tutto ciò che significa crescere cercando di farcela con le proprie forze.


La copertina dell'album "Malammore" di Luchè (2016)
La copertina dell'album "Malammore" di Luchè (2016)

La discografia di Luchè è un viaggio che racconta la sua maturazione artistica, album dopo album. Il suo percorso da solista inizia nel 2012 con "L1", seguito nel 2014 da "L2", lavori che hanno gettato le basi del suo stile unico. La vera svolta di popolarità arriva nel 2016 con "Malammore", un album che ha consolidato la sua fama a livello nazionale, confermata poi nel 2018 con il grande successo di "Potere". Dopo quattro anni di attesa, nel 2022 è uscito "Dove volano le aquile", un progetto che ha ampliato ulteriormente i suoi orizzonti sonori, fino ad arrivare all’ultimo lavoro in studio, "Il mio lato peggiore", pubblicato il 16 maggio 2025. Ogni disco segna una tappa fondamentale in cui il rapper ha esplorato nuove melodie, senza mai perdere però il legame profondo con le sue radici e la sua capacità di scavare nelle emozioni più intime.


Ciò che rende Luchè un artista speciale è la sua capacità di trasformare il dolore in rime. Molti dei suoi testi nascono da una sofferenza interiore profonda, legata in particolare alla separazione dei suoi genitori durante l'infanzia; questo trauma ha inevitabilmente segnato il suo modo di vivere le relazioni adulte, rendendo la paura dell'abbandono e la fragilità affettiva dei pilastri della sua poetica. Nelle sue liriche, il tema dell'amore non è mai un sentimento leggero, ma si intreccia costantemente con il dolore, la perdita e la solitudine: la fine di una storia viene descritta come una ferita profonda che scava nell'identità, esplorando con cruda onestà il senso di vuoto, l'orgoglio ferito e la difficoltà di lasciar andare i ricordi.


Il 2026 è un anno importante per Luchè: per la prima volta sale sul palco del Festival di Sanremo con la canzone "Labirinto". Questa partecipazione segna un momento di crescita importante per il rapper napoletano, che ha portato il suo stile unico davanti al grande pubblico dell'Ariston. Luchè ha affrontato questa avventura con la serenità di chi non è solo: il suo amico Geolier, infatti, classificatosi secondo nell'edizione del Festival nel 2024, lo ha sostenuto molto per questo grande passo, chiamandolo prima dell’inizio della prima serata per fargli sentire la sua vicinanza e dargli la carica giusta. Geolier aveva cantato proprio con Luchè, Guè e Gigi D'Alessio durante la "serata cover" di Sanremo 2024, aggiudicandosi la vittoria.


Luché durante l'esecuzione di "Labirinto" del Festival di Sanremo 2026
Luché durante l'esecuzione di "Labirinto" del Festival di Sanremo 2026

"Labirinto" parla di un amore finito che fa ancora molto male. Il "labirinto" del titolo rappresenta proprio la confusione che si prova quando una storia finisce: i due ragazzi si sono lasciati, ma si sentono ancora "bloccati", l'uno nei pensieri dell'altro. Luchè ammette di aver sbagliato, dicendo che il proprio orgoglio ha rovinato le cose, e si sente solo, come polvere in una casa vuota, anche se fuori tutti lo vedono come un cantante di successo. La parte più toccante è quella in cui descrive il ricordo della sua ex come una "bella bugia" che si racconta per non stare troppo male. In pratica, è una canzone in cui Luchè chiede, quasi come una preghiera, di non essere dimenticato. È un pezzo molto triste e sincero, dove lui mostra le sue debolezze invece di fare il duro, ammettendo che il vero ostacolo tra loro è proprio la fatica di lasciarsi il passato alle spalle.



Il testo di "Labirinto":


Io non so come ci si lega

Ma so bene quanto vale un contratto

Nulla è per sempre, nel rimorso l'odio annega

Potevamo rimanere in contatto e invece niente

Siamo polvere sui mobili dentro una casa vuota

L'orgoglio è un brutto vizio ed io il bambino che ci gioca

Mai stato troppo in alto, mai caduto nella droga

La notte è nera asfalto, aspetto l'alba che mi trova


Un po' di luce

Adesso che non riesco più ad immaginarti

E non ho voce

Nemmeno per gridare che lo so che parti

Solo per stare lontano, via da me

Stai meglio lontano, via da me

Non abbiamo più scuse

Quanto ci vuole per dimenticarsi


E quello che so di te

È che sei bella come una bugia

Detta per non piangere, non piangere

Non dormirò più tra le braccia tue

In questo labirinto siamo in due

E quello che so di te nasconde un po' di me

E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi, di noi

E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi, di noi (Yeah)


Non conta l'ego, contano i concetti

Nessuno l'ha capito, competiamo con noi stessi

Forse più salgo in alto, più non vedo i miei difetti

Quando non so chi sono, me lo urlano ai concerti

Di crisi già ne ho avute, l'inverno con le tute

Le corse e le cadute, scontrarsi a mani nude

Mentre gli altri giocano, io mi distinguo tra pochi che osano


E troverò un po' di luce

Adesso che non riesco più ad immaginarti

E non ho voce, nemmeno per gridare che lo so che parti

Solo per stare lontano via da me

Stai meglio lontano via da me

Non abbiamo più scuse

Quanto ci vuole per dimenticarsi


E quello che so di te

È che sei bella come una bugia

Detta per non piangere, non piangere

Non dormirò più tra le braccia tue

In questo labirinto siamo in due

E quello che so di te nasconde un po' di me


E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi, di noi

E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi, di noi


Le chiavi dell'uscita

Le ho messe nelle mani tue

Ma in questo labirinto siamo in due

Siamo in due


E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi, di noi

E anche se poi te ne vai

Non ti scordare di me, di me, di noi



Per ascoltare il brano su Spotify:



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