#dalpalcodelPiccolo - "Il malato immaginario": tra comicità, metateatro e critica sociale
- Il Foglio di Villa Greppi

- 17 ore fa
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di Lucrezia Brambilla

Il malato immaginario, cui i partecipanti al progetto Greppi@Piccolo hanno assistito presso il Piccolo Teatro Grassi venerdì 24 aprile, è un classico intramontabile, una commedia scoppiettante che, sebbene scritta ormai secoli fa (risale, infatti, al 1673!) da Molière, riesce ad essere ancora molto coinvolgente. Lo spettacolo, infatti, unisce momenti di puro divertimento a riflessioni profonde, fatto che la rende ancora più interessante.
La storia ha come protagonista Argante, un uomo ricco e ipocondriaco, ossessionato dalla propria salute. Egli, convinto di essere molto malato, trascorre il proprio tempo tra visite, medicine e medici, anche se, in realtà, non ne ha assolutamente bisogno. Questo suo comportamento crea situazioni assurde, e dunque comiche, soprattutto perché i medici cui il protagonista si rivolge non sono, in realtà, interessati a curarlo, ma, piuttosto, a spillargli del denaro. Sebbene questo possa generare il riso nello spettatore, mette anche in evidenza quanto sia semplice approfittarsi della debolezza degli altri.
La comicità la fa sicuramente da padrone, poiché le scene sono spesso portate all’esagerazione, sono praticamente inverosimili, ma forse proprio in questo sta la loro bellezza: i dialoghi sono vivaci, costellati di battute ironiche; i malintesi e i comportamenti stravaganti dei personaggi fanno facilmente divertire lo spettatore.
Potrà sembrare scontato, ma ritengo che il personaggio più interessante sia proprio Argante: egli, infatti, fa ridere per le sue ossessioni e per il suo modo esagerato di comportarsi, ma, nello stesso tempo, suscita tenerezza, perché fragile e insicuro. Ci sono personaggi furbi e intelligenti che cercano di contrastare i suoi comportamenti e riportarlo alla realtà, ma, nonostante ciò, egli non cede. Chi interpreta Argante dev’essere, dunque, molto abile a trovare un equilibrio nel rendere l'ipocondria e i comportamenti esagerati del protagonista senza, però, risultare banale, o addirittura “stupido”: e così è stato.

Oltre alla magistrale bravura di tutti gli attori, anche le scenografie e qualche scelta particolare hanno aiutato gli spettatori ad entrare nell’atmosfera giusta per gustare al meglio quest'opera senza tempo, la cui rivisitazione ha generato ulteriori spunti di riflessione rispetto alla versione originale.
Il principale elemento di novità rispetto all'opera originale è sicuramente l'inserzione dell'elemento metateatrale: all'incirca a metà spettacolo, quando si è praticamente raggiunto l'apice della comicità, infatti, infatti, ecco che prende la parola il commediografo Molière in persona ed espone agli spettatori, in modo drammatico e in netto contrasto con il tono dominante, le proprie idee, critiche e riflessioni.
A mio parere, la forza di questo capolavoro risiede nella capacità dell’autore di mettere in scena le vere paure umane: Argante è sano, ma si “abbuffa” di medicine, diventando la vittima di dottori ignoranti e della moglie falsa.
Il malato immaginario è, dunque, una commedia perfetta sia per la lettura privata che per la rappresentazione teatrale: oltre a far ridere, infatti, genera riflessioni profonde in chi vi assiste; offre uno specchio sulla fragilità umana, risultando, ancora oggi, di grande impatto emotivo.






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