Dallo “tsunami del dolore” alla speranza: l’incontro con Gino Cecchettin
- Il Foglio di Villa Greppi

- 2 giorni fa
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di Anita Ruggiero
Il 9 aprile le classi 3EC e 3EB del nostro istituto hanno partecipato all’ultimo incontro di “Giovani Protagonisti”, un percorso realizzato da Fondazione Sinderesi, in collaborazione con il Comune di Lecco, e dedicato alla promozione dell’etica sociale tra i giovani attraverso la cultura attiva. Ospite dell’incontro è stato Gino Cecchettin, padre di Giulia Cecchettin, uccisa dall'ex fidanzato Filippo Turetta l’11 novembre 2023.

Cecchettin ha affrontato non solo la perdita della figlia, ma anche quella della moglie Monica e della madre. Si potrebbe pensare che, dopo lutti così profondi, una persona resti distrutta. Invece, è riuscito a superare quello che lui stesso definisce uno “tsunami del dolore”. Non si è soffermato sulla mancanza delle persone amate, ma sul valore del tempo trascorso insieme. Meglio aver condiviso anche poco tempo con qualcuno che non averlo mai conosciuto: ciò che resta è più importante dell’assenza.

Durante l’incontro, Gino Cecchettin ha espresso anche un sentimento di pena nei confronti di Turetta, non per il dolore di vederlo, ma per la condizione di profonda distruzione interiore che può portare a un gesto così estremo. Secondo lui, chi arriva a compiere un atto simile deve trovarsi in uno stato di grande disperazione.

Cecchettin ha inoltre criticato la tendenza della società a omologare le persone, invece di valorizzarne l’unicità. Ha invitato a superare gli stereotipi: un uomo non deve sentirsi obbligato a essere “alfa” né limitato da modelli imposti dal patriarcato o da schemi rigidi. Ha anche sottolineato come la nostra società sia spesso più attratta dalle notizie negative che da quelle positive. Per questo propone un esercizio semplice ma significativo: cercare ogni giorno qualcosa di positivo negli altri, un gesto che richiede consapevolezza e attenzione.
In seguito, Gino Cecchettin ha ribadito l’importanza di riconoscere e accettare la diversità individuale: essere unici è più importante che essere “normali”. Accettare fragilità e perdite può aiutarci a conoscerci meglio.
Il padre di Giulia, con la propria testimonianza, ha lasciato un messaggio importante: amare è un verbo transitivo, perché non resta chiuso dentro di noi, ma si rivolge all’altro. L’amore aggiunge, non toglie. Se si ama davvero qualcuno, si è disposti a lasciarlo libero, anche a costo di sacrificarsi per la sua vita.





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