"Bambino" di Balzano: colpevole o innocente?
- Il Foglio di Villa Greppi

- 1 giorno fa
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di Ginevra Noli e Viola Ravasio

A molte classi è stata proposta la lettura del romanzo "Bambino" di Marco Balzano, scrittore italiano contemporaneo, nato a Milano nel 1978. Ha vinto numerosi premi: citando i più importanti, il Premio Campiello 2015, il Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni Città di Lecco (sezione Romanzo Storico) nel 2025 e anche riconoscimenti internazionali, come il Prix Méditerranée. Inoltre nel 2018 è arrivato finalista al Premio Strega con il suo romanzo “Resto qui”.
Marco Balzano scrive romanzi storici la cui vicenda è narrata solitamente in prima persona, secondo il punto di vista del protagonista. Uno di questi è “Bambino”, del quale gli studenti di diverse classi del Triennio della nostra scuola hanno avuto la possibilità di discutere con l’autore stesso durante i due incontri che hanno avuto luogo in aula magna giovedì 26 marzo e lunedì 13 aprile 2026, organizzato dalle prof.sse Giulia Mauri e Battistella e finanziati da Leggermente, nota rassegna culturale e festival di promozione della lettura organizzato annualmente da Assocultura Confcommercio Lecco.
"Bambino" è ambientato a Trieste, all'epoca del fascismo, della Seconda guerra mondiale e dei massacri delle foibe. Il protagonista, Mattia Gregori, nonostante la buona educazione ricevuta in famiglia, entra a far parte delle "camicie nere" e commettere atti di violenza gratuita insieme a loro.
Mattia è spinto a questo dal senso di abbandono generatosi in lui dall'aver appreso dalla quella che aveva sempre creduto essere sua madre, mentre ella era in punto di morte, di non essere, in realtà, suo figlio: da quel momento inizia una spasmodica ricerca della madre biologica, che porterà avanti per tutta la vita, senza, però, mai trovarla e avere la possibilità di conoscerla. A proposito di ciò, molti si sono chiesti perché il sig. Gregori, il padre con cui il protagonista ha un rapporto di amore-odio, nonostante le ripetute richieste del figlio, non gli riveli mai l’identità della donna: Balzano ha risposto che ciò è dovuto al fatto che la madre adottiva, "la Tella", non aveva mai fatto mancare nulla a Mattia e lo aveva sempre trattato come se fosse suo figlio; un altro motivo di questa scelta è dato dal fatto che il padre del protagonista è praticamente perfetto - antifascista, lavoratore che si dedica con passione al proprio lavoro e affezionato al figlio - e "i personaggi perfetti - come ha affermato Balzano - sono noiosi, quindi era necessario "sporcarlo" un po'".
L’autore, durante il dialogo in aula magna, ha aiutato gli studenti a comprendere alcuni punti salienti dell’opera.
Ha raccontato, ad esempio, che ha ambientato il proprio romanzo a Trieste poiché è sempre stato affascinato dai luoghi "di confine" e questa città era la maggiore città cosmopolita d’Europa. Nel periodo della dittatura fascista questo aspetto si è, però, perso e la bella città è, invece, diventata il luogo ideale per violenza e soprusi. Da qui scaturisce il suo interesse anche per mettere in luce i massacri delle foibe, sia al tempo della dittatura di Tito che nel periodo precedente: si tratta, infatti, di fatti storici gravissimi, ma di cui non si parla tanto quanto altri, nemmeno nei libri di testo su cui studiamo.

In questo romanzo a differenza dei precedenti, Balzano propone come protagonista un personaggio negativo, un "cattivo". L’autore ha spiegato, infatti, che è più facile prendere le parti delle vittime e avere empatia nei loro confronti, rispetto a quanto si può fare con i carnefici; è importante, invece, provare anche a mettersi nei panni di chi ha sbagliato. L'autore ha appreso questo dalla propria esperienza di insegnamento in carcere: chi si trova lì non va soltanto condannato, ma va anche capito. Tale empatia porta a giudicare in maniera meno forte: "In ognuno di noi - ha affermato Balzano - convivono due lati: uno luminoso e uno oscuro", proprio come in Bambino, e ogni persona non può essere soltanto "buona" o soltanto "cattiva". Anche i migliori, perciò, hanno degli aspetti negativi, come il padre di Mattia, che non gli rivela mai l’identità della madre e la verità su quanto sia accaduto nel suo passato: questo rende il suo personaggio volutamente imperfetto, più umano e, perciò, anche più interessante.
A proposito di luci e ombre presenti in ogni persona, molto interessante è stato il racconto dell'episodio che ha dato all'autore lo spunto per scrivere il romanzo "Bambino": qualche anno prima, alla presentazione di uno dei propri libri a Trieste, Balzano ha conosciuto un uomo che gli ha raccontato come fosse molto affezionato al nonno, con cui era cresciuto, che l'aveva educato e che gli aveva sempre voluto molto bene. Una volta morto il nonno, con suo grande dolore, la nonna aveva mostrato delle vecchie fotografie che lo ritraevano, per dargliene qualcuna di ricordo: da lì l'uomo aveva appreso che il nonno, che per lui era l'uomo più affettuoso e buono del mondo, in realtà era stato uno delle "camicie nere" più spietate di Trieste. Questo fatto, senza "assolvere" nessuno, rimane a testimonianza del fatto che una persona non è mai, forse, né totalmente malvagia né totalmente buona.

Infine, alla domanda di uno studente che gli ha chiesto se avesse in mente un messaggio da trasmettere con il proprio romanzo, Marco Balzano risponde che "Il cosiddetto messaggio e il fatto di voler trasmettere un messaggio sono spesso sopravvalutati: i libri, infatti, servono per far conoscere fatti persone e, attraverso questi, conoscere meglio se stessi; l'obiettivo è quello di raccontare storie, mentre sta al lettore, con la propria interpretazione e sensibilità trarre o non trarre un messaggio, un insegnamento, una morale da esse."





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